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Il mio mondo da fotografo
Da ragazzo vedevo i fotografi con cavalletto e grandi macchine di legno riprendere i turisti a Firenze, per le classiche foto ricordo , e a casa troneggiavano foto fatte in studio, sempre con le macchine di legno (che non si chiamavano ancora "Banchi Ottici") di una giovane e bella signora che era mia madre, e di me bambino, addirittura a colori, frutto di un paziente lavoro di coloritura a mano del grande negativo.
Non credo che potessimo permetterci, all'epoca, tanto lusso, ma cuore di mamma non si ferma davanti a niente.
Poi il tanto leggere, le fotografie stampate, il Legionario di Robert Capa, che mi colpì nel profondo; finalmente arrivò la mia prima "macchinetta"; era una Ferrania, un pò rudimentale, e buttai via un pò di pellicola in foto sfocate e mosse, ma il seme era gettato. Cominciai a lavorare molto presto, avevo 17 anni e mi trasferì a Milano, ma finalmente fuori dalla miseria, oltre alla carriera, potevo pensare a me stesso.
Leggendo, discutendo cominciai a imparare, e ringrazio ancora le grandi testate specializzate, da Progresso Fotografico, raffinata e di cultura, a Fotografare, più pratica e "didattica", per il tanto che ho potuto assorbire. Arrivò poi la camera oscura, attrezzata nel bagno di casa, e il momento magico del veder affiorare nella bacinella, nella fioca luce rossa della lampada da camera oscura, l'immagine che avevo in mente, mi conquistò senza rimedio.
La prima reflex, come dimenticarla? la conservo ancora, era una Topcon RE2, con un 105 mm/ f2,8 rivale della più blasonata Nikkormat, nera, che mi ha accompagnato nei tanti viaggi in giro per il mondo che era la parte migliore della mia vita di lavoro.
Oggi mi posso permettere un'attrezzatura professionale, e la mia familiarità con il computer acquisita negli anni da Manager, mi ha permesso di conquistare il pieno controllo dell'immagine, dallo scatto alla stampa.
Devo molto a Gianni Berengo Gardin, questo Ligure dal nome Veneto, che ci insegnò il lato espressivo della fotografia, facendone un mezzo di comunicazione; il suo leggendario servizio sul Manicomio di Trieste, che dette la spinta decisiva alla Legge Bisaglia, segnò profondamente la mia percezione del mondo, e da allora scatto per me, per esprimere le mie emozioni; mi sarebbe difficile fotografare per un committente, a meno che non fossi certo che saprebbe apprezzare il mio modo di vivere ciò a cui assisto.